The Ruyi Venezia

Un’avventura per scoprire Venezia: storie, enigmi e sms

“Venezia: The Ruyi” è una straordinaria caccia al tesoro che, attraverso calli e ponti, sfide e indizi, fa di Venezia un misterioso e affascinante campo di gioco. Si tratta di un libro le cui pagine sono tagliate e mescolate, e che non possono essere ricomposte senza dei codici di lettura. Questi vanno conquistati sciogliendo un enigma per volta, spostandosi da un luogo all’altro della città e contemporaneamente conoscendone i monumenti e la storia, in uno straordinario viaggio nella conoscenza e nel mistero effettuato giocando.

A guidare i passi di ogni lettore-giocatore, in questo straordinario miscuglio tra caccia al tesoro e gioco di ruolo, è un misterioso professore universitario, Carlo Dolfin (nella realtà un software abbastanza complesso), col quale è possibile dialogare attraverso il telefono cellulare, mandando e ricevendo dei messaggi sms per ricevere gli indizi e fornire le risposte allo scopo di conquistare la tappa successiva.

La storia dalla quale nascono libro e gioco è quantomeno conturbante: sul finire del Duecento Marco Polo torna dalla Cina con il leggendario scettro dell’imperatore cinese Quibilay Khan, il Ruyi, appunto. Dopo la sua morte, allo scoppiare di alcune gravi rivolte in tutta la Serenissima, la Repubblica veneziana occulta il magico oggetto nella tomba del viaggiatore. Oggi tomba e scettro sono scomparsi, ma il ritrovamento di un diario cifrato e l’interesse del Ruyi manifestato dagli Invincibili – una potente confraternita che da secoli è a caccia dello scettro – ne impone il ritrovamento prima che cada in mani sbagliate.

“Venezia: The Ruyi” è il capitolo iniziale di una saga che consegna a chi partecipa una città inaspettata, non consueta, anche agli occhi di chi ci vive: fuori dai circuiti tradizionali, attraverso il gioco si possono conoscere le leggende e i misteri che da tempi antichissimi impregnano la storia della grande città di mare, dal mito della fata triste a quello della colonna scomparsa; dalla storia del mortaio che fermò un’intera armata a quella della sultana veneziana. Un libro, infine, che è davvero adatto a tutte le età, e che può essere “giocato” a diversi livelli di difficoltà e con delle sfide a squadre.

Nato nel 2008 dalla collaborazione con la società Log607, “Venezia: The Ruyi” fa parte di una collana, Whaiwhai, che propone questa maniera straordinaria di viaggiare e conoscere le città. Nel 2009 il progetto ha vinto il Premio Nazionale per l’innovazione dei Servizi, per la categoria Turismo, direttamente dalle mani del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Lo stesso anno è stato ristampato e distribuito da Marsilio.

Ecco una delle pagine, “ricomposta” per l’occasione e privata degli indizi di gioco:

Tra Illuminismo e Alchimia: A Venezia le Scuole erano luoghi di ritrovo per le Confraternite di devozione ad un Santo, o Congregazioni di persone che svolgevano lo stesso mestiere, che si ritrovavano per pregare, ma anche allo scopo di prestarsi mutuo soccorso o avviare attività caritatevoli. Ve n’erano decine, sparse in tutta la città, ma solo sei avevano il diritto di essere chiamate “grandi”. La Scuola nuova della Misericordia, una delle Scuole Grandi veneziane, fu iniziata nel 1532 su progetto di Jacopo Sansovino, ma fu ultimata più di cinquant’anni dopo, con il completamento della sola parte interna in tempo per accogliere in pompa solenne il doge Nicolò Da Ponte, intervenuto a inaugurarla assieme ai notabili della Serenissima. Fu il primo luogo della città, assieme al continguo Palazzo Lezze, a venire depredato dai soldati francesi nel 1797. E si ritiene sia uno dei luoghi di Venezia storicamente legati alla massoneria, la cui finalità era “la costruzione dell’opera suprema del tempio ideale”. I “liberi muratori” facevano uso – per i loro scopi – anche di figure simboliche e forme ritualistiche favorite dall’apporto di alchimisti e di elementi religiosamente eterodossi. Sulla facciata laterale di palazzo Lezze, che forma l’angolo con la Scuola della Misericordia, compaiono all’altezza dei balconi dei bassorilievi davvero interessanti. Quello sul balcone in basso a sinistra ha una composizione di simboli alchemici davvero arcana; non da meno quello sulla destra, verso l’angolo, con due arpie ed uno strano personaggio nudo con una 0sorta di mantella che regge due fasci di ramaglia con le mani. Più sopra, altri due marmi completano il quadro.
Difficile dire se qui vi fosse o meno una loggia occulta: nella Serenissima è attestata l’esistenza delle prime logge nei primi decenni del XVIII secolo: nel 1729 Thomas Howard, duca di Norfolk e Gran Maestro della loggia di Londra, visitò Vicenza, Verona, Padova e Venezia. La sede, forse, ebbe allora il suo luogo deputato su di una nave alla fonda in Bacino San Marco. Di sicuro la cronaca tramanda l’esistenza della loggia di Palazzo Contarini, a Santa Croce, scoperta e smantellata il 6 maggio 1785.